La mia storia (1° parte)

Fin da bambino mi dissero di avere i piedi piatti. Che poi non sarebbero completamente piatti. Il termine corretto sarebbe “pronati”. Non ho mai avuto problemi particolari.
I miei, da piccolo, mi fecero vedere da un ortopedico che mi consigliò un paio di plantari preconfezionati. Li portai qualche mese ma non avendo ne dolore ne altro smisi di utilizzarli e la storia finì lì.
Alcuni anni fa inizio ad avvertire un po’ di fastidi sul lato esterno della pianta del piede. Non ci faccio troppo caso fino a quando non inizia a diventare un dolore importante.
Mi tornano in mente i vecchi plantari e vado a comprarne un paio di già pronti. Le cose sembrano andar meglio per alcuni mesi quando il dolore inizia a farsi sentire anche sul lato interno del piede.
Ok, visita ortopedica. Mi prescrivono un paio di plantari su misura, così risolverò il problema, dicono.
Realizzo i primi plantari facendomi prendere l’impronta del piede e appena me li consegnano e li provo li trovo scomodissimi. Torno dal tecnico un’infinità di volte per i più disparati motivi. A volte mi duole il lato esterno, a volte non tollero la correzione sull’arco plantare e così via.
Nel frattempo non si sprecano le visite ortopediche e fisiatriche e sarà proprio qui che mi consigliano un altro centro in cui fanno plantari. Il fisiatra mi dice di avere un problema simile al mio e che grazie ai plantari fatti in questo posto ha risolto.
Ovviamente non risolvo e ancora una volta mi ritrovo a tornare più e più volte dal tecnico.
Ritorno dal fisiatra che, non sapendo più che pesci pigliare, mi indirizza da un chirurgo ortopedico.
Dopo 150 euro di visita molto sbrigativa mi ribadisce di usare i plantari.
“Non riesco a portarli, ne ho già fatti due paia e anche se ho cercato di adattarli il risultato non cambia. Non si potrebbe operare per risolvere?”
“Nel tuo caso un intervento sarebbe un casino, si rischia di fare un pastrocchio, devi tornare a sistemare i plantari”.
Mi liquida così, frettolosamente, senza manco guardarmi negli occhi, mentre finisce di scrivere le sue due righe di referto. Dopodiché si alza, mi porge la mano e mi accompagna alla porta, che c’è un suo amico che lo attende fuori…
Intanto il dolore cambia e si evolve. Mentre inizialmente era concentrato maggiormente sulla zona esterna (probabilmente per un eccesso mio di autocorrezione), poi si irradia anche all’arco plantare fino a tutta la zona plantare (leggendo in rete riconosco i sintomi di una fascite plantare anche se nessuno me lo ha mai confermato) e infine al tallone.
Nel frattempo mi guardo intorno alla ricerca di nuovi centri per la creazione di plantari, sperando invano, di trovare la soluzione al mio problema.
Trovo un nuovo posto a una trentina di chilometri da casa. Realizzo il terzo paio di plantari su misura (per chi non ne fosse a conoscenza i costi vanno dai 180 ai 250 euro circa al paio).
Ogni volta i plantari sono leggermente differenti nella forma e nei materiali ma anche questa volta il risultato non cambia. Chilometri e chilometri, permessi dal lavoro, corse in macchina per ritrovarmi con l’ennesimo paio di plantari inutilizzabili.

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